Frattura dello scafoide

Di cosa si tratta

Lo scafoide è un piccolo osso del polso, la cui funzione è fondamentale.
Tra le ossa del carpo, è quello che più frequentemente va incontro a frattura, per traumi con appoggio del palmo della mano con il polso esteso.
Clinicamente il paziente avverte dolore a livello del polso, esacerbato dai movimenti, accompagnato da limitazione funzionale e talvolta da tumefazione.
Spesso la frattura dello scafoide può passare inosservata e manifestarsi dopo parecchi mesi sotto forma di pseudoartrosi dello scafoide.

La diagnosi, oltre che basata sulla clinica, necessita di una radiografia effettuata in proiezioni dedicate.
In alcuni casi, in seguito a radiografie negative, ma con una clinica molto suggestiva per frattura dello scafoide, è consigliato immobilizzare il polso e ripetere le radiografie dopo circa 7-10 giorni.
In caso di persistenza della negatività radiografica ma con clinica ancora suggestiva, si renderà necessaria l’esecuzione di una TAC (tomografia assiale computerizzata).

Come si cura

Le fratture composte beneficiano di un trattamento conservativo tramite immobilizzazione con un apparecchio gessato o un tutore in termoplastico chiuso per almeno 4-6 settimane.

In caso di fratture scomposte, o in caso in cui il paziente necessiti di un ritorno precoce all’attività lavorativa o sportiva, potrà essere indicato l’intervento di sintesi tramite viti che comprimono e stabilizzano il focolaio di frattura e permettono una mobilizzazione pressoché immediata. Tramite le più moderne tecniche chirurgiche, è spesso possibile effettuare l’intervento in modo percutaneo, solo con un’incisione cutanea che permette il passaggio della vite.